XVII Festival di Teatro Contemporaneo

Teatri in Città

Caltagirone, Villa Patti - dal 3 all'8 agosto 2011

Teatri in Città 2010 logo

I padri hanno molto da fare per riparare al fatto di avere dei figli.
(Proverbio toscano)

Padri e patrigni della Patria. Padri mancanti e padri trapassati. Padri virtuali. Padri autori e  burattinai. Nel nome del Padre – che sia corpo, assenza, ombra o agglomerato di incrollabili certezze– si dipana questa diciassettesima edizione di Teatri in Città, giacché sempre più spesso negli ultimi anni la nuova drammaturgia siciliana si sta confrontando con figure paterne probabili ed improbabili costruendo quasi una sorta di narrazione parallela, un “bildungsroman” collettivo di una generazione che ricerca e ridefinisce direzioni, ruoli e desideri rispetto e/o in opposizione a quanto ereditato. Con tutto il carico di smarrimenti, entusiasmi, incoerenze ed “astratti furori” che consuetamente accompagnano il passaggio all’età adulta e la definizione del proprio posto nel mondo.  .

Direzione Artistica: Fabio Navarra, Nicoleugenia Prezzavento

 


mercoledì 3 agosto ore 21.00
La Pentola Nera (PA)

PINOCCHIO E' SCADUTO
scritto e diretto da Giacomo Guarneri
con Giacomo Guarneri, Domenico Surdi, Mauro Terranova, Egidio La Rocca
musiche originali Domenico Surdi, Mauro Terranova
scenografia Giacomo Guarneri
video Emanuele Guida

Tizio Re è l'ex Capo di Stato di Batalia. Ormai perseguitato dal suo popolo, vive da un anno in esilio volontario al piano alto di una torre, su un'isola di cui non si dice il nome. Attorno a questi dodici mesi di esilio ruota il tempo del racconto.
Inizialmente gli era rimasta fedele la moglie, Pandemonium, sua curatrice dell'immagine; salvo in seguito scegliere anche lei, sulla scia dell'amato ghostwriter Folgerichtig, di arruolarsi alla corte del nuovo capo di Batalia - Assantumo, acerrimo rivale di Tizio - e vendere a lui i propri servigi.
Prima di abbandonarlo nell'isola però, forse per salvare Tizio da una disperante depressione, Pande aveva ingaggiato tre musici per la realizzazione di uno spettacolare discorso che avrebbe dovuto riscattare l'immagine di Tizio a Batalia. Con quei tre musici lo vediamo infatti nella scena: forse una loro proiezione, forse viceversa.
Le prove del discorso da farsi si trasformano in una rievocazione del passato e del presente di Tizio, e nel racconto della sua finale solitudine. Vittima di una lucida follia, Tizio ha come unici referenti i fantasmi della sua mente.
Ma l'effetto dell'esilio è stato in certo senso catartico, per Tizio. La solitudine, o forse il trauma della fine e dell'esilio, gli hanno elargito una sorta di saggezza, forse addirittura un senso morale dapprima sconosciuti. Si crea così il paradosso di un personaggio che è un autarca ma ravveduto, capace ormai di uno sguardo critico nei confronti del passato.
La società dello spettacolo ha prodotto anche una politica dello spettacolo. Inseguire, in solitudine e senza i collaboratori di sempre, le prove di un discorso destinato a non vedere mai la luce dei riflettori (ovvero una messa in onda) rappresenta forse il contrappasso ideale per un uomo che ha concepito i messaggi politici alla stregua di jingles pubblicitari e (va da sé) i rapporti umani come rapporti commerciali.

Attore e autore di teatro, Giacomo Guarneri si laurea in Lettere Moderne  a Palermo con una tesi sulla performance del racconto. Nel corso della sua carriera ha collaborato con Mimmo Cuticchio, Ascanio Celestini, Davide Enia, Emma Dante. A Parigi conosce le opere del Nouveau Realisme e da allora si dedica alla pratica del collage d'immagini e di parole.
Nel 2007 fonda l'associazione culturale La Pentola Nera.
Nel 2008 il dramma epistolare
“Danlenuàr” (ospitato da Teatri in Città nel 2009), da lui scritto, diretto e prodotto, vince il Premio Enrico Maria Salerno per la Drammaturgia 2008 – Premio all'Autore. “Pinocchio è scaduto”, originale operazione di teatro-concerto, è la nuova produzione de La Pentola Nera proposta a Teatri in Città 2011 in prima nazionale.




giovedì 4 agosto ore 21.00
Teatro Vittorio Emanuele (ME)

PATRI 'I FAMIGGHIA
testo e drammaturgia di Dario Tomasello
con Angelo Campolo, Annibale Pavone,  Adele Tirante
regia Roberto Bonaventura

Patri ‘i famigghia è un apologo sul senso di desolazione e di sradicamento, vissuto da una generazione che non riesce ad assumersi la responsabilità più delicata: quella della cura paterna dei propri cari, del proprio tempo.
In un gioco ambiguo di ricognizione memoriale, tramato in dialetto messinese, tre cugini, Angelica, Rino e Nando, ritrovatisi per necessità alla morte del padre di quest’ultimo, tessono la tela, amara e divertita, dei ricordi di un’infanzia dolcissima, crudele e smarrita.
L’esito di quel ritrovarsi inatteso trascina echi di perduti rancori e tessere maliziose di un mosaico impossibile da ricomporre. L’età adulta si è compiuta senza costrutto, senza ipotesi di salvezza. Non resta che rifugiarsi nel passato, le cui ombre fanno meno paura dell’evidenza brutale della realtà odierna. Il prezzo di questo viaggio a ritroso vale comunque i rischi che esso comporta. Tutti si sottomettono alla sfida e più riaffiora viscerale la natura antica e radicale del rapporto più, come in un affresco verghiano, la roba, la terra, diviene l’oggetto di un’astiosa contesa.
Ancora una volta, secondo una linea privilegiata della drammaturgia meridionale (da Eduardo a Spiro Scimone), è la famiglia la chiave cruciale del disfacimento che ci è toccato in sorte.
Il progetto intende fare riferimento ad una genealogia teatrale fortemente inscritta nel contesto territoriale e, per questo stesso motivo, dotata di respiro universale.

Drammaturgo e studioso di teatro, Dario Tomasello è Professore Associato di Letteratura Italiana Contemporanea e Discipline dello Spettacolo presso l’Università di Messina.
Roberto Bonaventura inizia a lavorare in teatro nel 1996 come aiuto regista di Ninni Bruschetta, con il quale collabora fino al 2002. Collabora stabilmente con la compagnia Scimone Sframeli. A novembre del 2002 debutta nella regia al Teatro S. Leonardo di Bologna con il monologo Oratorio. Nel 2003 fonda l'associazione culturale Il Castello di Sancio Panza, della quale è direttore artistico.

 

 

venerdì 5 agosto ore 21.00
Filippo Luna (PA)

LE MILLE BOLLE BLU
da un racconto di Salvatore Rizzo
diretto e interpretato da Filippo Luna
disegno luci Emanuele Noto
suono Danilo Pasca

“Le mille bolle blu”, monologo scritto dal giornalista Salvatore Rizzo, interpretato e diretto da Filippo Luna, ha debuttato – con grande successo di pubblico e di critica – il 25 novembre 2008 in anteprima nazionale al Teatro Nuovo Montevergini di Palermo. Nel capoluogo siciliano ha avuto diverse repliche che hanno registrato sempre il “tutto esaurito”. Nell’estate del 2009 è stato ospitato da diversi festival siciliani, tra cui le Orestiadi di Gibellina e Taormina Arte. Ha toccato vari centri dell’Isola (da Catania, ospite del cartellone del Teatro Stabile etneo, ad Enna – qui ha anche effettuato due recite straordinarie all’interno del carcere, primo spettacolo di tematica omosessuale proposto in un penitenziario italiano). Nell’aprile 2010 è stato ospite al Teatro
Piave di Santo Stefano di Cadore della rassegna “Un ponte culturale per la convivenza civile nella legalità”.
Giocato sulle corde di un sentimento vero, profondo, universale che coinvolge ed emoziona lo spettatore fin dalle prime battute, “Le mille bolle blu” racconta l’amore che per trent’anni unisce, nella più assoluta clandestinità, Nardino ed Emanuele: barbiere di borgata il primo, avvocato il secondo. La scintilla tra i due giovani scocca nella bottega di Nardino, tra una vecchia poltrona da barberia ed una saracinesca abbassata in fretta. E la bottega diventa il rifugio di questo amore segreto che scorre parallelo alla “normale” vita di mariti e padri di famiglia. Il patto d'amore tra i due protagonisti resterà inossidabile dal 1961, l'anno in cui Mina cantava – appunto – “Le mille bolle blu”, fino agli inizi degli anni ’90 quando Emanuele muore.
“Le mille bolle blu” è tratto dall'omonimo racconto di Salvatore Rizzo, pubblicato in “Muore lentamente chi evita una passione. Diverse storie diverse” (Pietro Vittorietti Edizioni), una raccolta di dieci storie – tutte autentiche – di omosessualità maschile in Sicilia, dai primi anni del Novecento fino ai nostri giorni, di cui Rizzo è autore insieme con Angela Mannino e Maria ElenaVittorietti.

Nato nel 1968, Filippo Luna si diploma nel 1992 alla scuola di teatro dell’INDA di Siracusa. La sua esperienza professionale si divide fra teatro (è stato diretto, fra gli altri, da Thyerry Salmon, Giancarlo Sepe, Franco Però, Roberto Guicciardini, Luciano Nattino, Patrice Kerbradt, Sandro Sequi, Aurelio Gatti), televisione (“Il Commissario Montalbano”, “Squadra Antimafia Palermo”) e cinema (con Emanuele Crialese in “Nuovomondo” e “Terraferma”; con Ficarra e Picone in “La Matassa”; con Donatella Maiorca in “Viola di Mare”).
Con “Le mille bolle blu” ha vinto nel 2010 il premio ANCI per l’interpretazione.

 

sabato 6 agosto ore 21.00
Compagnia Sukakaifa (TP)

FERROVECCHIO
con Fabrizio Ferracane e Rino Marino
regia di Rino Marino
scene e costumi di Rino Marino
disegno luci Luigi Biondi
assistente alla regia Viviana Di Bella

Un vagabondo che trascorre sentieri interminabili, lontano da ogni alito di vita, senza tempo né meta, a cavallo di una carcassa di bicicletta, per scacciare i fantasmi del passato. Un barbiere ridotto alla rovina e stigmatizzato dal mondo degli uomini.
In una Sicilia d’altri tempi, in una sala da barba dimenticata, dove il tempo sembra essersi cristallizzato e mai più scorso da ‘quel giorno’ di tanti anni fa, due individui ai margini dell’umanità corrente si incontrano e scontrano in un  contrasto stridente tra reciproco rifiuto e disperata urgenza di comunicazione.
La pièce, a dispetto di un’apparente connotazione iperrealistica, presenta inequivocabili rapporti di contiguità con un certo teatro dell’assurdo, giacché, affondando le radici nei territori della follia, finisce ineluttabilmente per approdare, attraverso lo sfaldamento della logica comune, ad una dimensione ibrida e indefinita tra il tragico e il grottesco.
Dirompe infatti, a tratti, a stemperare le tinte fosche della vicenda, quella ilarità che il nonsense riesce a suscitare, conciliando, come non di rado accade, il naturale viraggio dal drammatico al comico.
Una recitazione agile ed essenziale, che restituisce la parola nella sua crudezza, nella sua nudità, alleggerita da gravami retorici, in un’alternanza di ritmi serrati e dilatazioni temporali, fedele a una partitura linguistico-fonetica, tesa all’esaltazione della straordinaria musicalità del dialetto siciliano.
Lo spettacolo è stato finalista al PREMIO TUTTOTEATRO.COM ALLE ARTI SCENICHE “DANTE CAPPELLETTI” 2010, ricevendo menzione della giuria (per l’uso del dialetto insieme realistico ed evocativo) e premio della giuria popolare.

La compagnia Sukakaifa, diretta da Rino Marino - psichiatra, attore, regista ed autore -  ha realizzato lavori teatrali e cinematografici con pazienti psichiatrici. Ha vinto la I e la II “Biennale del teatro impegnato nel disagio psichico” di Massa Carrara. Quest’anno ha messo in scena “L’altro Anfitrione” - traduzione e adattamento di Rino Marino, per la regia di Paolo Graziosi -  e “Scabbia”, atto unico di Rino Marino che ne ha curato la regia. In fase di postproduzione il lungometraggio “Il viaggio di Malombra” (di R. Marino), con il contributo della Film Commission Regione Siciliana.


 

domenica 7 agosto ore 21.00
Alberto Nicolino (PA)

ORLANDO FURIOSO RACCONTATO DAL MAGO ATLANTE
di e con Alberto Nicolino

Un attore per quattro personaggi, Si trasforma cambiando voce e cappello, si muove come un pupo. Per costumi elmi a forma di imbuto, pennacchi, girandole e scodelle di metallo.
L'Orlando Furioso è un appassionante labirinto di immagini e storie in cui ognuno dei protagonisti insegue invano un oggetto, una donna, un nemico. E' il mago Atlante, nella versione teatrale, ad accogliere il pubblico tra le pagine del poema. E' lui a condurre e a narrare le vicende. Ma non a controllare i destini in gioco. L'unico in grado di tirare le fila sta fuori dal poema ed è, naturalmente, il poeta, Ludovico Ariosto. "Qui dentro" protesta Atlante contro il suo autore "siamo costretti a vivere sotto la dittatura della Fortuna, che determina ogni cosa! Tutti si muovono in modo prefissato, come pupazzi in una scacchiera!"
Ma dietro alle corazze lucenti, tra le pieghe delle inutili e roboanti imprese, si intravedono le sofferenze d'amore.
L'unico ad accorgersene è proprio Atlante, però i suoi poteri finiscono qui.
E' un mago che non controlla un bel niente e le sue magie sono trucchi da quattro soldi.

Laureato in Filosofia alla Statale di Milano e diplomato alla scuola del Teatro del Sole, Alberto Nicolino si forma e collabora con Claudio Morganti, Renata Molinari, Mimmo Cuticchio, Marco Baliani, Dani Kouyatè.
Nel 2006 realizza - come regista e montatore -
“Stirru/Racconti di Zolfo”, documentario sulle zolfare siciliane.
Per l’etichetta discografica Teatro del Sole di Palermo ha ideato e curato il CD “E Lu Cuntu Camina”, con una selezione di registrazioni di antichi racconti e canti del paese di Camporeale.

 

 

lunedì 8 agosto ore 21.00
Savì Manna (CT)

TURI MARIONETTA
di e con Savì Manna

“Turi Marionetta” rappresenta l’esordio di un giovane autore e regista che sceglie di mettere in scena il frutto del proprio lavoro di ricerca sull’universalità e l’evoluzione della marionettistica. In un solo atto si ripercorre la storia del teatro di figura partendo dalle maschere di data preistorica fino all’Opera dei Pupi, vero caposaldo della tradizione teatrale siciliana. Qui la narrazione raggiunge il suo apice fondendo lo stile del teatro delle Ombre con la tecnica del “Cuntu”.
II testo, alternando l'italiano accademico al siciliano, rende lode alla molteplicità dei registri linguistici del nostro dialetto, usato come mezzo di rimembranza da un anziano catanese o come stile specifico “recuperato” dell’Opera dei Pupi. Il lavoro esprime tutta la forza della passione per un linguaggio artistico popolare, molto vicino al teatro di strada e connotato da una capillarità tanto importante, nel secondo dopoguerra, da assumere le caratteristiche di un teatro rionale. Savi Manna riesce a fondere insieme tradizione orale, di cui si perde rapidamente memoria, con una attenta raccolta di dati e informazioni provenienti dalla più accurata ricerca umanistica, riuscendo a far emergere un grido d’allarme verso le forme di comunicazione attuali che relegano i soggetti all’interno delle proprie case e appiattiscono le molteplicità delle forme linguistiche.
La scena mette a fuoco tutta l’energia e la forza che il racconto di un anziano suscita in chi ascolta, con la sua capacità di andare a ritroso in un tempo sconosciuto ricco di visioni e di imprese. Come un bambino davanti al camino che brama i racconti del nonno, lo spettatore viene letteralmente immerso in un’atmosfera concentrata e divertita di ascolto, immergendosi in un passato fatto di imprese eroiche, di "ammazzatine" e conquiste con un unico denominatore che è quello dell’intrattenimento e della comunicazione fatto dalle persone per le persone. Nel testo alcuni momenti di autentico divertimento riportano di getto alla  vita quotidiana, coinvolgendo il pubblico e stimolando una riflessione sul rapporto tra realtà e messa in scena.

Nato nel 1971 il catanese Savi Manna è studioso di teatro di figura e tradizione nonché artista multiforme: collabora con la “bottega” Cartura nella costruzione ed animazione di marionette e suona il violino da più di quindici anni – rigorosamente da autodidatta.
Ha collaborato con Gioacchino Palumbo, Roberta Torre, Marcello Cunsolo, Donatella Finocchiaro, Giovanni Calcagno, Alessandra Pescetta, CaneCapovolto
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Biglietto intero €6,00
Biglietto ridotto €5,00
Abbonamento sei spettacoli €25,00


Informazioni e prevendita:

NAVE ARGO Associazione Culturale
Via Fisicara, 7/a Caltagirone
Tel/Fax 0933 58476

mediapartner:

Succoacido.net